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Consumando i giorni con guardi diversi

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Descrizione

Consumando i giorni con guardi diversi

di Andrea Leonelli

Dettagli prodotto

  • Editore: EEE (9 dicembre 2014)
  • Venduto da: EEE
  • Lingua: Italiano
  • Formato: Formato Cartaceo
  • ISBN: 978-88-6690-231-7
  • Numero pagine: 96 pagine
  • Prezzo: € 12.00

Descrizione prodotto

Sinossi

Consumando i giorni con sguardi diversi è una raccolta poetica alla sua seconda edizione. Un’edizione rinnovata, corretta, pulita, che nulla ha più del gusto lievemente acerbo che caratterizzava la prima edizione e che rappresenta un importante punto di evoluzione del poeta, dal pessimismo iniziale verso la luce e la speranza delle sue composizioni più recenti. È una poesia di sperimentazioni lessicali, di emozioni distillate, di momenti rarefatti. Una via non facile da percorrere, ma necessaria, perché “conduce, produce metamorfosi”.

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Informazioni aggiuntive

Peso 0.5 kg

3 recensioni per Consumando i giorni con guardi diversi

  1. Valutato 5 su 5

    Andrea tavernati

    Poesia ossimorica quant’altra mai quella di Andrea Leonelli, non è un caso se questa figura retorica ricorra ossessivamente in molti dei suoi testi (Silenzi assordanti) simbolo di una dimensione contradditoria dell’essere declinata in molte sfaccettature, fino a descrivere una natura disintegrata, incapace di ottenere risposte tanto dal mondo circostante, quanto dall’interrogazione dell’io. Il rapporto tra interno ed esterno, infatti, risulta accanitamente indagato attraverso un mitragliamento di “sguardi diversi” nel senso che il poeta adotta una sistematica strategia di straniamento dei punti di vista, quasi cercasse di sorprendere l’io/mondo nella speranza inconfessata di cogliere in castagna almeno uno dei due, rivelandone un baluginio di comprensibilità, per un attimo o in un frammento. Speranza che rimane in sospeso, approda ad esiti dubbi o tutt’altro che univoci (a loro volta). Ma intanto l’engagement esasperato non rinuncia a misurarsi con tutti i mezzi, così concreti e tanto impalpabili, che si fanno veicoli delle sensazioni: riflessi, rifrazioni, sabbie, venti, lampeggiamenti, scorrimenti, abrasioni percorrono questa poesia in lungo e in largo, mettendosi in relazione diretta con gli strati più profondi dell’io, quasi senza la mediazione dei sensi, del corpo. In questa dimensione agonica gli esiti a mio avviso più interessanti e originali si hanno in quei testi che fanno collassare le sensazioni esterne nell’interiore facendole scontrare direttamente con questa dimensione parallela. Ne nascono poesie autenticamente “hescheriane” piene di prospettive apparentemente impossibili (Riflessi e rovesciati), in un flusso di coscienza nel quale ogni confine razionale appare ormai privo di senso. Il confronto con tematiche scientifiche, psicoanalitiche, (Mondi, visioni, Parole a spirale, Liquefare l’assoluto) con la frattura tra percezione e pensiero approda in un magma in cui è sempre più difficile distinguere il reale dal sognato, il pensato dal vissuto, l’io dall’altrui. Ciò si riflette nella forma di versi a cascata, che scaturiscono l’uno dall’altro secondo una logica loro propria, capaci di curvare il senso fino al limite dell’insensato, e in una punteggiatura deragliata, una trama di pause non ovvie, che il lettore deve ricostruirsi verso per verso.
    Ma sarebbe errato pensare ad una poesia totalmente concettuale. Andrea Leonelli parte sempre da un vissuto concreto, da un’esperienza personale, anche quando non precisamente decodificabile nell’occasione specifica di un fatto o di un momento, e di essa ne mette in rilevo il distanziamento, l’inattingibilità che è il vero centro del dolore: parola altamente ricorrente, non solo in riferimento ad una dimensione fisica, ma ad una rottura cosmica di base, come se all’uomo fosse dato di vivere una identità che non è più (o non è mai stato?) in grado di comprendere. Da qui anche testi apparentemente più occasionali o più giocati intorno ad espedienti retorici e letterari classici, come l’iterazione di certi versi, l’anafora e il ricorso alla rima, che talvolta fanno balenare una consapevole e sofferta ironia. In uno sguardo complessivamente attonito, che fatica anche ad esprimere il proprio nichilismo, quale unica evidenza del reale, sono questi i momenti che fanno breccia fino a congiungersi con il riferimento ad un “tu”, che costituisce, nella residua possibilità di un legame autentico, uno spiraglio verso la debole luce di una stella, forse un punto di partenza da cui ricostruire, ma chissà come, un possibile futuro…
    Una poesia quindi con molte sfaccettature e capace di utilizzare registri differenti, ma sempre legata ad una esigenza di esprimersi attraverso lo specifico della lingua poetica, che ricorda la migliore tradizione novecentesca della linea lombarda, ma con una personalità specificatamente originale.

  2. Valutato 5 su 5

    Anna Maria Palazzi

    Le poesie che compongono la seconda parte dell’opera di Andrea Leonelli, “CONSUMANDO I GIORNI”,
    sono caratterizzate da un certo disincanto verso la realtà.
    Ma se in “SELEZIONE COLPEVOLE” vi era l’annullamento di qualsiasi emozione, in quanto la rabbia e l’impotenza ne avevano preso il sopravvento, qui, in CONSUMANDO I GIORNI, emerge, in modo costante, il bisogno di tenerezza.
    Questo corpo che procede per inerzia, ma in fondo al tunnel si intravede una luce.
    Si respira, in queste poesie, il bisogno di aprirsi a nuovi orizzonti, percorrere nuove strade.
    Gli altri non vengono più visti come nebbia, ma si distinguono dalle loro diverse reazioni nei confronti della vita.
    Vi è il bisogno di riprovare a vivere, dopo un fallimento, con la libertà anche di poter nuovamente sbagliare.
    Permane comunque questo strascico di sofferenza: ” sogni accartocciati su fogli inzuppati di lacrime e cuore”,
    ma la vita inizia a pulsare, liberando anche la parte istintiva, animale. Non più allora solo spirito, solo cenere.
    Vi è un altalenarsi di ricordi e di sommesse spinte verso nuovi orizzonti.

    In queste poesie vi è una liberazione della mente la quale, rimasta forse, per troppo tempo, soggiogata da una situazione di dolore, ora ha la necessità di vagare, spaziare in mondi fantastici, privi di qualsiasi contorno e di riferimenti al reale.
    C’è molto di spirituale in queste poesie: l’inquietudine di un animo che non trova la propria collocazione.
    La sofferenza sperimentata accompagna ancora queste poesie, anche se ora emerge il bisogno di andare oltre confini ignoti,…non ripetizioni.
    E, come un bambino che , quando si risveglia nuovamente alla vita prima la osserva, la studia, ci gioca con essa, così in queste poesie, il bisogno di prendersi del tempo, di curarsi le ferite per poter poi immergersi, in modo nuovo, alla vita per esserne ancora protagonista.

  3. Valutato 5 su 5

    Ludovico Alia

    Un’analisi introspettiva ma anche del mondo che circonda il poeta viene sintetizzata in questa silloge.
    Angoscia, rassegnazione, oblio, impotenza, indecisione, ma anche speranza, desiderio di cambiamento, di scoperire cose nuove, di unione.
    L’autore si fonde con il mondo che lo circonda, superando limiti celati agli occhi dei più, e che al contrario egli si ferma a guardare, da un tavolino di un bar ad esempio.
    Raggiunge alte vette confrontandosi direttamente con la sua anima, cit: ‘Passo avanti/passo indietro’, e si concede anche un momento di gioviale ironia tutta toscana con ‘Un bel sorriso, c’è la Morte’ in cui offre la soluzione di tutti i mali e di tutte le preoccupazioni umane. Magnifica silloge da sorseggiare con un bel bicchiere di vin santo.

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